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"Barnaba Ama Davide" Blog Solidale

di "Roberto Barnabè"(novello Barnaba figlio di consolazione)cristiano evangelico amico di Israele in Yeshua il Messia

Attivazione sito

attendo ancora supporti per gestire il sito di auto aiuto e di ascolto delle persone malate e con handicap

http://www.autoaiutievangelici.it

utilizzando anche  il blog

http://reteascoltoevangelico.blogspot.it

e la pagina facebook

https://www.facebook.com/fuiinfermoemivisitaste

aspetto fiducioso,coraggio fatevi vivi concretamente in questa opera per la gloria di Cristo

Barnabè Roberto 

Logo Rete Ascolto Aiuto Evangelico mini -

Blog Modificato (non solo Israele)

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Questo Blog come il Sito collegato http://barnabamadavide.altervista.org

per avere una maggiore attività e accessi vuole allargare i propri iniziali orrizonti ampliando la visione di amicizia e rapporto privilegiato con Israele  a quello di Blog di aiuto e solidarietà dando un valore reale a Barnaba(traduzione dall’origine francese del mio cognome Barnabè) come concreto figlio di consolazione che vuole mettere a frutto il corso di formazione avanzato di “Counselling Cristiano & Cura Pastorale” che ha frequentato dal novembre 2012 al settembre 2013 a San Benedetto del Tronto con l’Arca Teen Challenge italiana http://www.teenchallenge.org ,corso condotto da  Gianfranco Giuni in collaborazione con Susanne Waldner.Come primo apporto a ciò posso segnalare il mio nuovo blog “Rete di Ascolto e Aiuto Evangelico”  http://reteascoltoaiutoevangelico.blogspot.it/

Non mancheranno ancora articoli rivolti verso Israele che rimane il popolo eletto di Dio cui ho un particolare rapporto di amore che voglio però estendere ai bisognosi che si rivolgeranno a me e a chi vuole collaborare con me .Un calorosissimo SHALOM a tutti da Barnabè Roberto

Ottobre 2012
Gentili Amici,cliccando su questo link, si può aggiungere la propria firma alla petizione contro la scelta del Comune di Napoli di sostenere pubblicamente l’ennesima Flotilla antiisraeliana.
Vi invito a farlo, e a fare circolare la petizione il più possibile fra i vostri amici e conoscenti.
Faccio presente che sul sito del Comune sono ospitati, a questo proposito, oltre ai soliti violenti giudizi antisionisti, numerosi commenti apertamente antisemiti.
;Vi invito a farlo quanto prima
;Barnabè Roberto

<p>———————-;http://www.petizionionline.it/petizione/il-comune-di-napoli-sostiene-la-flotilla-non-in-mio-nome/8120&lt;
;Preghiamo per la Pace di Gerusalemme 2012
http://www.edipi.net/index.php?option=com_k2&view=item&id=6552:xi-raduno-edipi-6-e-7-ottobre-2012&Itemid=2&lang=it

Programma:
Per informazioni e adesioni: tel: 347/5788106,mailto: [email protected], www.edipi.net.

Programma:

Sabato 6 ottobre
ore 16.00: presentazione dell’11.mo Raduno Edipi e dei partecipanti
(Ivan Basana)
ore 16.30: Il significato della preghiera per la Pace di Gerusalemme
(Corrado Maggia)
ore 17.30: Perchè pregare per la Pace di Gerusalemme
(Mark Surey tradotto da Monica Tamagnini)
ore 19.00: Pausa e cena
ore 20.30: Serata musicale con il duo messianico Bedros & Rebekah

Domenica 7 ottobre
ore 09.00: Sessione mattutina presieduta dal pastore Roberto Mazzeschi (presidente dell’Alleanza evangelica italiana)
ore 12.00 Pausa e pranzo
ore 15.00: Sessione pomeridiana presieduta da Robert Hord (responsabile nazionale di Eagles Wings)
ore 18.00: Conclusione (Ivan Basana, presidente Edipi)

Cotignola a P.Sforza per i giusti

Cotignola palazzo Sforza per i giusti

Restauro cimitero ebraico Lugo;sinagoga?
restauro cimitero ebraico Lugo

Cattolici e Israele falsa amicizia

Cattolici e Israele falsa amicizia

Dopo (compreso le evidenze della storia:crociate,ghetti,inquisizione,teologia della sostituzione, il silenzio del papato durante la persecuzione hitleriana, etc…) la posizione ambigua pro palestinese del sinodo cattolico orientale di pochi giorni fa(che vediamo negli articoli acclusi a questo blog)
e avere visto personalmente sabato scorso a Faenza una squallida manifestazione di amicizia cristiano (in realtà cattolica) islamica come possiamo credere ad una reale amicizia fra il vaticano ed Israele?

Cosa ne pensate ?

Shalom
da Roberto

bibbia e israeleisraele contro sinodo

Giornata di Preghiera

per la Pace di Gerusalemme 2010

La prima domenica di ogni ottobre

Aspetti importanti circa la Giornata di Preghiera per la Pace di Gerusalemme

DI CHE SI TRATTA?

La Giornata Internazionale di Preghiera per la Pace di Gerusalemme, istituita con l’appoggio di OLTRE 1200 leader cristiani appartenenti a diverse denominazioni e culture del mondo, si celebra annualmente la prima domenica di ogni ottobre.

Richiediamo un’intercessione mondiale ininterrotta, fervente e informata per i piani e i propositi di Dio per Gerusalemme e il suo popolo. Questa iniziativa mondiale di preghiera coincide con il periodo dello Yom Kippur e cerca di unire il calendario solenne cristiano con quello biblico ebraico per la prima volta nella storia della chiesa.

Il Dr. Jack Hayford (presidente della Foursquare Church e rettore del King’s College & Seminary) e il Rev. Robert Stearns (fondatore e direttore del ministero Eagle’s Wings) sono i copresidenti dell’Iniziativa di Preghiera Mondiale.

QUANDO SI TERRÀ?

La Giornata di Preghiera per la Pace di Gerusalemme si terrà la prima domenica di ogni ottobre, data prossima allo Yom Kippur. Quest’anno (2010) avrà luogo il 3 di ottobre.

CHI VI PARTECIPA?

  • Decine di milioni di cristiani di tutte le culture, denominazioni ed età; dalle cattedrali delle città cosmopolite alle chiese-capanne delle tribù in Africa, e persino le chiese segrete delle nazioni musulmane.

  • Nel 2009 circa 175 nazioni vi hanno partecipato, incluso alcune chiese segrete di 7 nazioni musulmane, e quest’anno per la grazia di Dio crediamo che più nazioni si uniranno a pregare per la pace di Gerusalemme.

COME SI SVOLGE QUESTA GIORNATA?

  • Innanzitutto la preghiera per la pace di Gerusalemme dovrebbe essere parte del servizio di adorazione che si svolgerà il 3 di ottobre nella riunione della chiesa locale. Per una chiesa è molto semplice partecipare alla GPPG, basta inserire nel programma del 3 ottobre il bollettino dell’evento, condividere un messaggio e pregare su questo tema, ovviamente la chiesa locale può anche decidere di coinvolgersi in maniera differente. L’unico elemento fondamentale è che tutti i tipi di chiesa, con i loro diversi servizi, si uniscano da ogni parte del mondo per pregare per la pace di Gerusalemme, a prescindere dal livello di comprensione che ognuna di esse abbia circa questa necessità strategica.

  • Alcune città, stati o nazioni, oltre al servizio di culto classico, avranno dei raduni regionali per esprimere la loro unità in preghiera per la pace di Gerusalemme e il suo popolo.

  • Il 3 di ottobre ci sarà una riunione speciale a Gerusalemme per la Giornata di Preghiera, alla quale si uniranno leader cristiani di tutto il mondo e autorità israeliane, che sarà trasmessa dal vivo su GOD TV in più di 200 nazioni.

  • Si terrà anche una Prayer Conference Call di 24 ore organizzata da Greater Calling (www.greatercalling.org), dove persone da tutto il mondo e da ogni fascia oraria potranno chiamare a una “stanza di preghiera virtuale” attraverso il proprio telefono e pregare assieme per i numerosi bisogni di questa regione importante e dei suoi diversi gruppi.

COME SI POSSONO OTTENERE ULTERIORI INFORMAZIONI?

Entra nel sito www.daytopray.com per ottenere:

  • Le traduzioni del materiale, dei volantini, dei sermoni e di tanto altro riguardante la Giornata di Preghiera in diverse lingue. Si possono scaricare o stampare sul vostro computer. Abbiamo del materiale tradotto in 19 lingue sin dall’anno scorso e durante il 2010 aggiorneremo e aumenteranno le traduzioni.

  • Si può anche scaricare il programma della GPPG per bambini dai 3 ai 6 anni e dai 4 ai 10 anni, che include lezioni, attività pratiche, pagine da colorare e biglietti di preghiera.

  • Stiamo pianificando anche un programma giovanile della GPPG per gli adolescenti, che può essere scaricato e che include una programmazione per il servizio, delle scene teatrali, un messaggio, video e musica.

  • Gli annunci pubblicitari in formato audio e video.

  • I comunicati stampa.

  • La lista dei leader di tutto il mondo che appoggiano l’Appello a Pregare.

  • La lista e i contatti di tutti i coordinatori nazionali e internazionali coinvolti con questo movimento di preghiera.

  • Le risorse che possono essere ordinate per equipaggiare la vostra chiesa o il gruppo di studio biblico o per migliorare la celebrazione del 3 di ottobre.

  • Le foto e i commenti degli anni precedenti.

  • La storia della Giornata di Preghiera per la Pace di Gerusalemme.

Potete anche chiamare l’ufficio di Eagle’s Wings al numero +1-716-759-1058

o in l’Italia +39 3403435 677.

COME POSSO PARTECIPARE?

Potete contattare il vostro coordinatore regionale o nazionale attraverso il nostro sito, dove troverete la sua e-mail per l’Italia scrivete Robert Hord : [email protected]

Se la tua regione o nazione non ha un coordinatore per la GPPG, potete contattarci attraverso il sito www.daytopray.com o chiamare il nostro ufficio allo 1-800-51 94647.

PREGARE PER LA PACE DI GERUSALEMME IMPLICA CHE SI È CONTRO GLI ARABI E I PALESTINESI?

Dio non usa alcuna parzialità; Egli ama tutti allo stesso modo. Ha un piano di redenzione sia per i discendenti di Isacco che per quelli di Ismaele. Quando preghiamo per la pace di Gerusalemme, stiamo pregando per TUTTA la gente che vive in quel luogo. Il nostro desiderio è che la parola di Dio si compia. Vogliamo vedere demolito il muro di separazione fra ebrei e arabi (Efesini 2:14), vogliamo vedere l’unità, l’amore, la stima reciproca tra i restaurati, così come lo Shalom e la benedizione di Dio che riposano su questa terra e sul suo popolo.

PERCHÉ DOVREI PREGARE PER LA PACE DI GERUSALEMME?

  • Genesi 12:3 – Il Signore afferma nel patto che fece con Abrahamo:

E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà; e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra”. La storia rivela chiaramente che le nazioni e i leader che hanno benedetto Israele e il popolo ebraico sono state benedette da Dio, mentre quelle che hanno maledetto gli ebrei e la Sua Terra Santa sono state vittime dell’ira di Dio.

  • Gli scrittori della Bibbia, ispirati da Dio, hanno stabilito come dovere eterno per tutti coloro che Lo seguono il pregare “per la pace di Gerusalemme: prosperino quelli che ti amano” (Salmo 122:6).

  • Immersa tra 22 nazioni arabe non democratiche, Gerusalemme, e la nazione di Israele, rappresenta l’unica democrazia (con libertà di religione e parità di diritti per tutte le razze e sessi). Israele e l’Italia stanno difendendo gli stessi valori e le medesime libertà contro un nemico comune: il radicalismo islamico.

  • Siamo debitori del popolo ebraico per le fondamenta della nostra fede cristiana e per il loro enorme contributo nello sviluppo della società mediante progressi medici, agricoli e tecnologici.

  • È responsabilità delle chiese appoggiare tutto il popolo del patto per la restaurazione di Israele e per i propositi di Dio in quella terra. È responsabilità dei cristiani di ogni generazione mettere in atto le parole profetiche divine riguardanti gli ebrei.

  • La storia della chiesa mostra una notevole persecuzione contro il popolo ebraico: azioni compiute nel nome di Cristo ma non nel carattere di Cristo. Oggi abbiamo la responsabilità di correggere gli errori dei nostri antenati cristiani, pregando seriamente affinché le benedizioni di Dio scendano su questa terra e sul suo popolo.

Israele Gaza e la flottiglia qual’è la verità ?

Carissimi

possibile che Israele sia una nazione terrorista come molti  ora a sproposito si affrettano a dichiararlo o ha sbagliato solo per eccesso di legittima difesa (cosa che avremmo fatto anche noi nella stessa situazione) ? io propendo per la seconda ipotesi come manifestato da articoli che ho preso dal web non allineato alla maggioranza e alla chiesa cattolica (vedi da che pulpito viene il giudizio..).Voi che ne pensate ?

Roberto

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Che cos’è IHH?
ce lo spiega un esperto indiano

B.Raman, ex vice-ministro indiano, esperto analista politico,
attualmente direttore del Chennai Centre For China Studies. E-mail:
[email protected] ) *spiega che cosa

è l’organizzazione IHH, che ha organizzato la flotilla per Gaza.*

Riportiamo il testo intero in inglese in calce, e ne riassumiamo
gli elementi chiave in italiano:

1) la nave passeggeri *Mavi Marmara, su cui si sono avute le vittime

degli scontri fra attivisti turchi e soldati israeliani, è stata
affittata dalla IHH,* una organizzazione ‘umanitaria’ che Israele
considera legata sia ad Hamas che ad al Qaeda. Fra i Turchi a bordo
della Mavi Marmara *c’erano anche cittadini Pachistani*, di cui il

Pakistan ha chiesto il rilascio.

2) *La IHH** fu creata nel 1992 per aiutare i musulmani della Bosnia
nella loro lotta contro i Serbi*. Portava (fra l’altro) i militanti
bosniaci ad addestrarsi nei campi del jihad in Pakistan, dove si

addestrarono anche le milizie di al Qaeda, quelle dei terroristi del
Kashmir.

3) *Vi mandò ad addestrarsi, fra gli altri anglo-pachistani mandati in
soccorso ai Bosniaci, anche Omar Sheikh, ora in carcere a Lahore per

l’assassinio del giornalista Daniel Pearl*.

4) La IHH in Bosnia si mise al servizio del generale Assad Durrani, già
capo dei servizi segreti pachistani, inviato come ambasciatore in
Germania in quel periodo, incaricato di coordinare gli aiuti dai paesi

islamici alla Bosnia.

5) La IHH ha rapporti finanziari con Al Rashid Trust, che dopo l’11
settembre 2001 è nell’elenco delle organizzazioni accusate dal governo
degli USA di finanziare il terrorismo.

6) In conclusione B. Rahman consiglia al governo indiano di
non condannare il comportamento di Israele in questa
operazione, condotta per autodifesa.

ISRAELI ACTION AGAINST SO-CALLED FREEDOM FLOTILLA

B.RAMAN

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2010 ¦ISRAELE & GAZA ¦informazionecorretta 2.6.2010
Ecco chi c’era su quella nave

Sul SOLE24ORE di oggi, 2/6/2010,
a pag. 1-16, il primo articolo di
Christian Rocca sul quotidiano della
Confindustria. L’abbiamo apprezzato
quando era al FOGLIO,
gli auguriamo di avere uguale libertà
di manovra al Sole.

In questo editoriale analizza gli avvenimenti
di Gaza. Se continuerà
ad occuparsene, si creerà una crepa
nel monopolio della disinformazione
fornita da Ugo Tramballi, che
ancora oggi dà una interpretazione
orientata solo a mettere sotto accusa
Israele, persino il regime islamista
turco ne esce indenne dalle sue
responsabilità in quanto organizzatore
della spedizione.

Il
Sole24Ore

Christian
Rocca:
“A
Gaza
l’infinita
Guerra
di
Israele”

Christian Rocca

Ancora una volta le parole più caute e
responsabili sulla nefasta azione militare
israeliana contro i militanti pro
Gaza della Freedom Flotilla (9 morti
e numerosi feriti) non sono arrivate
dai governi europei, né da quelli arabi

o islamici, ma da Washington.
Gli americani hanno espresso rammarico
per i morti e i feriti causati dal
fuoco israeliano e hanno sottolineato
le sofferenze dei palestinesi, ma non
si sono spinti fino a condannare l’operato
del governo di Gerusalemme.
Eppure alla Casa Bianca non c’è più il

famigerato George W. Bush, il crociato pronto a sostenere ogni azione
della destra israeliana, da ormai un
anno e mezzo c’è il Nobel per la Pace,
Barack Obama, l’uomo della speranza
e del cambiamento, il presidente americano
che finalmente, almeno stando
ai desiderata dell’intellighentia occidentale,
avrebbe dovuto ridimensionare
le politiche imperialiste e guerrafondaie
dello Stato ebraico.

Non è andata così, come era ovvio.
L’amministrazione Obama ha bloccato
al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite una dura censura nei confronti
di Israele chiesta da più parti e
ha fatto approvare una generica e
molto più tenue risoluzione di condanna
degli «atti che hanno avuto
come esito la perdita di vite di civili».

Alejandro Wolff, numero due americano
al Palazzo di Vetro, dopo le dichiarazioni
di cordoglio e la richiesta
a Gerusalemme di accertare fatti e
responsabilità dell’azione militare, ha
rimproverato i militanti della flotta
umanitaria di aver tentato di forzare il
blocco navale («una cattiva idea»)
con un comportamento inappropriato
e irresponsabile, perché avrebbero
potuto seguire una procedura di consegna
degli aiuti meno provocatoria,
meno irritante e certamente più efficace.

Ma non è finita.
L’ assistant secretary del Dipartimento
di Stato, P.J. Crowley, ha riconosciuto
le difficoltà delle condizioni di
vita dei civili a Gaza e si è impegnato
a convincere Gerusalemme ad ampliare,
assieme all’Autorità palestinese,
la portata dei beni umanitari per la
popolazione, ma sempre «tenendo in
considerazione le legittime preoccupazioni di sicurezza del governo israeliano
».
Il rappresentante del Dipartimento di

Stato ha aggiunto che «l’interferenza
di Hamas» e «il suo uso e sostegno
della violenza» complicano, e non
poco, la situazione.

Il punto è che al di là della tragedia
consumata in alto mare all’alba di lunedì,
Obama è ufficialmente favorevole
al blocco di Gaza. Da senatore,
durante la campagna presidenziale del
2008, ha sostenuto che Israele è stato
costretto a bloccare le vie d’accesso
a Gaza, per evitare il rifornimento dei razzi che il gruppo islamista lanciava sulle città israeliane.
Dieci giorni prima del suo insediamento
alla Casa Bianca, da presidente
eletto, ha detto che «Hamas
non è uno Stato, ma un’organizzazione
terrorista» e che «non dobbiamo
negoziare con un gruppo
terrorista sull’intenzione di distruggere
Israele, ci dobbiamo sedere
a un tavolo con Hamas se
rinunciasse al terrorismo, riconoscesse
il diritto all’esistenza di Israele
e rispettasse gli accordi passati
».

Senza dimenticare che il blocco di
Gaza, come ha sottolineato l’editorialista
liberal di Time Joe Klein, è un’operazione
congiunta israeliano-
egiziana, provocato dall’intransigenza
di Hamas e dal rifiuto di rilasciare il
soldato israeliano Gilad Shalit.

Il blocco navale di Gaza, ha ricordato
Klein, non è totale: cibo e assistenza
umanitaria non mancano:
«Il vero obiettivo della flotta era quello
di drammatizzare le disumane condizioni
di Gaza, ma queste condizioni
sono attribuibili ai comportamenti di
Hamas, in particolare il rifiuto di rilasciare
Shalit e di negoziare, così come
all’intransigenza di Israele».

L’analista di Stratfor, George Friedman,
sostiene che i militanti anti israeliani
avevano il chiaro obiettivo di
dividere Israele e i governi occidentali
e di far cambiare l’atteggiamento
dell’opinione pubblica mondiale, ultimamente
scossa dalla corsa al nucleare
e dalle dichiarazioni bellicose
degli ayatollah iraniani riconfermate
ancora una volta ieri da un rapporto
dell’Agenzia atomica dell’Onu.

Il riflesso condizionato di Israele, al
di là della dinamica degli eventi accaduti
lunedì mattina, ha contribuito
al raggiungimento dell’obiettivo.

Il problema di Obama, così come
quello dei suoi predecessori, è proprio
questo: da una parte c’è chi non riconosce
Israele e non è interessata
alla convivenza pacifica, dall’altra
c’è uno Stato democratico che in mancanza
di segnali ragionevoli, quale
potrebbe essere la liberazione dell’ostaggio,
si intestardisce e riesce a dare
il peggio di sé.

Daniel Gordis, vicepresidente dello
Shalem Center, ha aperto il suo nuovo
libro Saving Israel: How the Jewish
People Can Win a War That May Never
End (Salvare Israele: come il popolo
ebraico può vincere una guerra
che potrebbe non finire mai), con una
citazione dal Talmud: «Chi è saggio?
Colui che prevede le conseguenze».

C’era certamente un modo più intelligente
di fermare la nave di militanti
filo palestinesi, ha scritto sul Wall
Street Journal Max Boot del Council
on Foreign Relations. Senza la saggezza
di chi sa prevedere le conseguenze,
Israele potrà certamente vincere
tutte le battaglie, ma alla fine potrebbe
lo stesso perdere la guerra. ¦

Il
Sole24Ore

Emanuele
Ottolenghi:
“Il
tranello
a
Israele
e
l’inconfessabile
ombra
di
Teheran”

Emanuele Ottolenghi

Israele è caduto nell’ennesima trappola:
il convoglio navale abbordato dai
commando navali israeliani era u-
n’imboscata.

Molti partecipanti erano estremisti
islamici. E i cosiddetti pacifisti erano
addestrati alla guerriglia urbana. Per
loro l’obbiettivo, in caso di scontro,
era il martirio e l’impatto mediatico e
politico conseguente. Come ha detto
un’attivista sulla barca in un’intervista
a un network arabo, «ci aspettiamo
una di due buone cose – o il martirio

o di arrivare a Gaza».
Abbordando la nave turca Mavi
Marmara armati di proiettili di vernice,
aspettandosi dei riottosi ma non
agguerriti esperti di guerriglia urbana,
gli israeliani hanno dato loro il martirio
desiderato, il tutto filmato da una
troupe di Al-Jazeera che viaggiava
col convoglio.
Israele poteva evitare questo disastro

diplomatico e d’immagine? Si trattava
di una situazione impossibile: lasciar
passare il convoglio avrebbe reso insignificanti
tutte le minacce israeliane
a chi avesse forzato il blocco navale
di Gaza, non solo aprendo la via a
consegne di armi ed equipaggiamento
ma anche dando un segnale di debolezza
in una regione dove i deboli
hanno vita breve. Bloccare il convoglio
avrebbe creato una crisi diplomatica con la Turchia, i paesi arabi moderati e il mondo occidentale.
Per Israele il calcolo era dunque tra il
male e il peggio, e si trattava di stabilire
quale opzione avrebbe causato il
male minore. Chiaramente, la mediocre
intelligence di cui Israele disponeva
ha creato il peggiore dei risultati,
visto che una miglior conoscenza
dei partecipanti al convoglio, i mezzi
di cui disponevano e le loro intenzioni
avrebbero permesso ai commando
israeliani di agire diversamente.

Il dramma umano risultante ha finora
offuscato l’orizzonte strategico e il
contesto geopolitico e ideologico di
quest’episodio.

Dietro al convoglio c’è un’organizzazione
islamista turca che ha agito
con la benedizione del suo governo.
La IHH – (Insani Yardim Vakfi,
IHH – Humanitarian Relief Fund)
ha legami stretti con la Fratellanza
Musulmana e Hamas, e ha avuto
un ruolo chiave nell’ingresso di Jihadisti
in Bosnia negli anni Novanta.

È illegale in Israele ed è stata indicata
come strumento per il finanziamento
di Hamas da vari governi occidentali.
È tutt’altro che pacifista e attiva in
altri teatri salafisti, come Cecenia e
Iraq.

Il convoglio è potuto partire grazie
alla connivenza di Ankara che ha
utilizzato il porto turco-cipriota di
Famagosta – un’enclave pirata negata
al legittimo governo cipriota dall’occupazione
militare turca – per inviare
un convoglio senza le carte in regola
in piena violazione del diritto marittimo
internazionale.

Ankara ora può ben sfruttare la rabbia
popolare a fini elettorali in un momento
di crisi del partito al governo e
a fini di consolidamento interno del
potere contro l’esercito (unico contraltare
in Turchia all’ascendenza islamista
di Erdogan) che resta l’unico potere
all’interno dello stato turco a favorire
rapporti cordiali con Israele.

Ma dietro a tutto questo c’è un altro
fattore: l’Iran e la sua ricerca di egemonia
regionale. Non è un caso che il
dramma si sia consumato lo stesso
giorno che l’Agenzia internazionale
per l’energia atomica ha fatto circolare
due durissimi rapporti sull’Iran e la
Siria. Il 31 maggio era l’ultimo giorno
della presidenza libanese al Consiglio
di sicurezza – un ostacolo al nuovo
round di sanzioni Onu contro l’Iran –
e si presumeva che questa settimana o
la prossima l’Onu avrebbe deliberato
contro l’Iran alla vigilia dell’anniversario delle elezioni fraudolente dell’anno scorso.
In breve, il convoglio e i suoi vari
complici hanno creato un brillante
diversivo per l’opinione pubblica e le
diplomazie internazionali.

Fino alla settimana scorsa non si parlava
che d’Iran, dei trasferimenti di
missili a Hezbollah attraverso la Siria,
della complicità turca con l’Iran nel
violare le sanzioni o nell’inventare
soluzioni diplomatiche inesistenti per
prender tempo al programma nucleare
iraniano.

D’ora innanzi si parlerà di Gaza, Israele
e le sue malefatte. Un’imboscata,
messa a punto dai migliori giocatori
di scacchi del mondo – gli iraniani
che ne sono gl’inventori – nella quale
i martiri e i loro compagni di viaggio
sono pedine e l’isolamento d’Israele
serve per fare scacco matto.

Gli israeliani ci sono cascati, ma non
avevano altra scelta. ¦

Il
Giornale

Roberto
Fabbri:
“Quegli
strani
pacifisti
con
molotov
e
coltelli”

Che strani pacifisti viaggiavano a
bordo della «Mavi Marmara».

La nave teatro dell’abbordaggio
delle forze speciali israeliane conclusosi
con il massacro di una
decina di persone trasportava gente
armata di coltelli e bastoni, che
hanno usato generosamente; gente
che ha lanciato bottiglie molotov; e
che ha anche ferito diversi soldati
israeliani, oltre a scaraventarne
uno, sbarcato sul ponte della nave
da un elicottero, dall’altezza di
dieci metri.

Strani pacifisti davvero.
Preparati a usare una violenza brutale,
tanto da prendere di sorpresa gli in-
cursori della marina israeliana che si
aspettavano di dover contrastare al
massimo qualche forma di resistenza
più o meno passiva. E invece no.

«Quelli volevano ammazzarci – ha
detto ai media israeliani “capitano
R.”, un membro del secondo commando
che si è calato dall’elicottero
sulla nave turca. – Ognuno di loro
che ci si avvicinava voleva ammazzarci
».

Capitano R. ha raccontato una storia
drammatica, sostenendo che i tre
quarti dei “pacifisti” ha partecipato a
quello che la marina israeliana ha definito
«un linciaggio».

«Mi sono calato con la corda per
secondo – ha ricostruito. Il mio
commilitone che è sceso per primo
è stato circondato da un gruppo di
persone. All’inizio era una lotta uno
contro uno, poi ne sono arrivati
sempre di più. Ho dovuto affrontare
terroristi armati di coltelli e
bastoni. Quando uno di loro è
venuto verso di me con un coltello
ho dovuto sparare».

L’ufficiale racconta come sia poi stato
scagliato sul ponte sottostante. «A
quel punto una ventina di persone sono
venute su di me da ogni direzione.
Mi sono saltati addosso e mi hanno
gettato di sotto (un’immagine tratta da
un filmato documenta questo fatto,
ndr)».

Ma anche lì la situazione aveva poco
a che fare con la resistenza passiva in
stile gandhiano dei pacifisti: «Ho sentito
la lama di un coltello nello stomaco.
Con un altro soldato siamo riusciti
a saltare in mare».

Un filmato dell’esercito diffuso dalla
Tv israeliana mostra l’esplosione a
bordo di una bottiglia molotov.

E la ricostruzione parla di attivisti in
attesa con spranghe dei soldati che si
calavano dagli elicotteri. Le corde
gettate dall’alto sono state legate all’antenna
per mettere in difficoltà gli
elicotteri e i soldati gettati a terra e
colpiti anche con coltelli e biglie di
vetro. Un militare ha detto che gli attivisti
filo-palestinesi hanno anche
sparato contro il commando.

Tutt’altri i contenuti dei racconti dei
“pacifisti” della Marmara. «Non avevamo
armi a bordo», dice la deputata
arabo-israeliana Hanin Zuabi. Non
spiega, però, come è possibile che
sette militari israeliani siano rimasti
feriti, due gravemente.

Norman Paech, ex deputato del partito
tedesco di estrema sinistra «Die
Linke», assicura di aver «visto personalmente
» che a bordo sono stati usati
«per difesa» solo bastoni di legno. Un
vero pacifista, anche lui. ¦

Il
Giornale

Guglielmo
Sasinini:
“Macché
disarmati,
sparavano
dai
boccaporti”

Come capita molto spesso nelle famiglie
israeliane, la storia e le esperienze
dei padri finiscono col coinvolgere
anche i figli.

Il mio amico Hfrem, autorevole giornalista
di un importante quotidiano di
Tel Aviv, nell’ottobre del 2000, mentre
era impegnato come ufficiale della
riserva nei territori palestinesi, si trovò
a vivere l’orrore di Ramallah,
quando due giovani riservisti disarmati
vennero catturati, letteralmente
massacrati di botte e i loro corpi maciullati
furono gettati da una finestra
della locale stazione della polizia palestinese,
sotto l’occhio delle telecamere.

Un orrore indicibile, una barbarie e
uno scempio inammissibile per
chiunque, tanto più inaccettabile per
la cultura e la religiosità ebraica. E
quello stesso incubo ha avvolto lunedì
notte Itai, il più giovane dei figli di
Hfrem, incursore dell’S13 (HaShayetet,
le forze speciali della marina israeliana).

«Vedevamo attraverso i binocoli all’infrarosso
le navi avvicinarsi, incuranti
dei nostri avvertimenti», racconta
Itai, rileggendo l’ultimo appello radio
del suo comandante: «Nave Mavi
Marmara, vi state avvicinando a un’area
di ostilità che è sotto blocco navale.
L’area di Gaza, la regione costiera
e il porto di Gaza sono chiusi a tutto il
traffico marittimo. Vi invitiamo a dirigervi
immediatamente verso il porto
di Ashdod, per i controlli del vostro
carico, dopo di che la consegna delle
forniture umanitarie avverrà attraverso
i valichi ufficiali via terra, e sotto il
vostro controllo».

La risposta è stata: «Negativo, negativo.
La nostra destinazione è Gaza.
Nessuno ci fermerà».

«Da quel momento – prosegue Itai –
tutto si è accelerato, ci siamo imbarcati
sugli elicotteri con il preciso ordine
di abbordare la Mavi Marmara e
di convincere, ma senza alcun atteggiamento
aggressivo, il comandante a

fermare subito le macchine. In ogni
caso non eravamo autorizzati a fare
ricorso alle armi, se non in caso estremo.
Il mio team aveva fucili caricati
con proiettili di gomma e gas antisommossa
».

«Quando siamo arrivati sulla verticale
della Mavi Marmara abbiamo
visto che la nostra prima squadra
che si era calata sul ponte era letteralmente
circondata da decine di

individui armati di spranghe di ferro,
coltelli, asce, catene, una folla
urlante che aggrediva i nostri soldati
con una violenza spaventosa.

Abbiamo visto lanciare oltre la murata
uno dei nostri, non sapevamo
se era vivo o morto. Tre commilitoni
giacevano sul ponte, in una enorme
pozza di sangue, nonostante
fossero esanimi continuavano ad
essere brutalmente picchiati con
degli idranti. A quel punto siamo
intervenuti, ci siamo calati sul ponte
e lì abbiamo visto che il gruppo
dei cosiddetti pacifisti era molto
numeroso e ben organizzato».

Itai, che finora ha parlato tutto d’un
fiato, fa una lunga pausa. Per poi riprendere:
«Ho avuto la sensazione di
rivivere l’incubo di mio padre, il linciaggio
di Ramallah. Ognuno dei miei
compagni appena calato dall’elicottero
veniva circondato da tre o quattro
di loro, lo afferravano, lo isolavano in
un angolo della nave e quindi lo picchiavano
selvaggiamente, altri cercavano
di trascinare i nostri sotto coperta.
Come tutti quelli che erano scesi
con me, eravamo a mani nude coi nostri
fucili caricati con proiettili di
gomma».

«Ho cercato di impugnare il mio fucile
ma un colpo ha spezzato la mano
che teneva l’arma, poi hanno iniziato
a spararci addosso con armi da fuoco,

erano proiettili veri e provenivano
da vari boccaporti della nave. Ho
impugnato la pistola con la sinistra e
ho sparato in quella direzione. Poi ho
visto calare dall’alto decine di miei
commilitoni… Altro che pacifisti:
quelli sono chiaramente dei provoca-
tori, organizzati, venuti per attaccarci,
ed io…».

Hfrem interrompe con un sorriso dolce
il figlio, invitandolo ad andare a
riposare. «Sai – mi dice –, si deve riprendere
dallo shock, sapessi quanto
ci ho messo io dopo Ramallah…».

Tratto da

http://www.informazionecorretta.com/

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Approfondimento su quanto accaduto nella zona di mare al largo di Israele e della striscia di Gaza

http://www.amicidisraele.org/news.php?extend.1586

http://www.amicidisraele.org/news.php

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Notizie su Israele
In un video un attivista invoca il martirio prima del blitz

“Volevano fare i martiri”. In Turchia tutti sapevano

Il nodo di Gaza – Fatti chiari, commenti distorti

Il nodo di Gaza – La nota del Congresso Mondiale Ebraico

Il vero terrorismo sono le bugie contro Israele

Biden, Israele in guerra con Hamas ha diritto a ispezionare navi

Gideon Meir: «Un’azione andata storta»

Torna la paura nel ghetto di Roma dopo il corteo pro-Palestina

tratto da:

http://www.ilvangelo-israele.it/

http://www.ilvangelo-israele.it/news/notizie_recenti.html

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*Il vero terrorismo sono le bugie contro Israele*

*Intervista a Radio 24*
<http://fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=11&Id=2393>

/
venerdì 4 giugno 2010/

A questo link potete riascoltare l'intervista di stamattina nella
trasmissione di Oscar Giannino su Radio 24:

*http://www.radio24.ilsole24ore.com/popup/player.php?filename=100604-noveinpunto.mp3

*

*Il vero terrorismo sono le bugie contro Israele*
<http://fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=3&Id=2390>

*ENGLISH VERSION HERE:
http://fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=5&Id=2391
<http://fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=5&Id=2391>

 


palestinesi

Coop non boicotta Israele

Carissimi
ho trovato nella “Stampa” questa pagina pagata dalla Coop per chiarire che lei non boicotta Israele al contrario di quello che hanno detto diversi massmedia,speriamo che vi siano altri gruppi che manifestano contrarietà all’iniziativa palestinese di invito al boicotaggio dei prodotti israeliani prodotti in Palestina,grazie e Shalom da Roberto

coop IsraeleIsraele coop

shofar

Ho ricevuto da EDIPI e vorrei condividere con voi

Charles H. Spurgeon e Israele: due sermoni.

http://www.jeshurum.org/index.php/meditazioni-bibliche/143-charles-h-spurgeon-e-israele

Traduzione automatica web ho pubblicato in

http://it.groups.yahoo.com/group/barnabaamadavide/message/128

Canti per Israele di John Wesley

http://www.jeshurum.org/index.php/arti/140-john-wesley-canti-per-israele

17-21 Aprile 2010  a Ferrara: Festa del Libro Ebraico in Italia

http://www.festalibroebraico.it

SHALOM
da Roberto

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